News 2024

06/2024

Plastic tax e Tari 2024, in vigore slittamenti

Rinviata al luglio 2026 la tassa sui prodotti di plastica monouso (“plastic tax“) ed al 30 giugno 2024 il termine per approvare la “tassa rifiuti 2024” dalla nuova legge 67/2024 in vigore dal 29/5/2024.

La legge 23 maggio 2024, n. 67 converte il DI 39/2024 che ha dettato disposizioni urgenti in materia fiscale. Tra le disposizioni di interesse lo spostamento al 30 giugno 2024 del termine, già scaduto lo scorso 30 aprile, per l’approvazione da parte dei Comuni dei Piani economico-finanziari, dei regolamenti e delle delibere tariffarie relative alla tassa rifiuti per l’anno
2024. Restano efficaci le deliberazioni già approvate dagli Enti locali dal 1° maggio 2024 dal 29 maggio 2024.

La legge 67/2024 inoltre fa slittare al 1° luglio 2026 il termine per l’efficacia delle disposizioni sull’imposta sul consumo di manufatti in plastica con singolo impiego (c.d. “plastic tax”). Secondo quanto previsto dalla relativa disciplina – articolo 1,
commi 634-658, della legge 160/2019 (Legge di bilancio 2020) – il tributo è dovuto per tutti i manufatti monouso in plastica che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari, ad esclusione dei manufatti compostabili, dei dispositivi medici e dei Macsi adibiti a contenere e proteggere medicinali.

05/2024

Sostanze chimiche pericolose, Ue chiarisce ‘’usi essenziali’’

La Commissione europea ha stabilito criteri e principi guida utili a valutare quando l’uso di sostanze chimiche pericolose nei prodotti di consumo può essere consentito, in quanto giustificato dal punto di vista sociale.
Con la pubblicazione della comunicazione 26 aprile 2024 “Criteri e principi guida applicabili al concetto di uso essenziale nella legislazione dell’Ue in materia di sostanze chimiche”, la Commissione Ue intende conseguire una maggiore efficienza – e prevedibilità – per P.a. e operatori di settore nell’applicazione della disciplina Ue che consente, almeno fino alla individuazione di adeguate alternative, gli “usi essenziali” delle sostanze chimiche più nocive.

In base alla strategia in materia di sostanze chimiche sostenibili adottata dallo stesso Esecutivo Ue nel 2020, l’utilizzo delle sostanze chimiche più pericolose nei prodotti di consumo (quali gli articoli di puericultura, i materiali a contatto con gli alimenti e i tessili) deve essere vietata, fatta eccezione per gli usi ritenuti “essenziali” in quanto finalizzati, ad esempio, a mitigare i cambiamenti climatici, alla transizione digitale, alla protezione della salute, alla sicurezza e alla difesa.

Sempre in tema di sostanze chimiche si segnala inoltre la pubblicazione, in data 17 aprile 2024, del nuovo quadro di indicatori per la valutazione dei fattori e dell’impatto dell’inquinamento chimico stilati dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa). Per maggiori informazioni: il quadro degli indicatori sul sito Aea.

04/2024

Tutela penale dell’ambiente, direttiva Ue in rampa di lancio

Il 26 marzo 2024 il Consiglio Ue ha adottato formalmente la direttiva che amplia il numero di reati-presupposto per l’applicazione della disciplina che protegge l’ambiente attraverso il diritto penale.

Tra le nuove fattispecie ambientali previste dalla proposta di direttiva licenziata in via definitiva dal Consiglio Ue si segnalano il commercio illegale di legname, il riciclaggio illegale di componenti inquinanti di navi, le violazioni gravi della legislazione in materia di sostanze chimiche e l’esaurimento delle risorse idriche. Secondo quanto disposto dal provvedimento, destinato a sostituire la direttiva 2008/99/Ce (recepita in Italia con il Dlgs 121/2011), i crimini ambientali commessi da individui e rappresentanti dell’azienda devono essere puniti con la reclusione a seconda della durata, della gravità e della riparabilità del danno (fino a 10 anni se causano la morte di una persona). Previste anche multe per le aziende che potranno raggiungere il 3 o il 5% del loro fatturato annuale mondiale (o, in alternativa, 24 o 40 milioni di euro a seconda del crimine).

La proposta di direttiva è già stata approvata in via definitiva dal Parlamento europeo il 27 febbraio 2024 ed è ora in viaggio verso la Guri. Una volta pubblicata ed entrata in vigore, gli Stati membri avranno due anni per il suo recepimento.

04/2024

03/2024

Rendicontazione sostenibilità, decreto nazionale in cosultazione

Sottoposto fino al 18 marzo 2024 a consultazione pubblica lo schema di decreto di recepimento della direttiva “Csrd” relativo al nuovo obbligo di reporting societario di sostenibilità a carico delle imprese dal 2025.

Lo schema di decreto è stato divulgato il 16 febbraio 2024 dal MinEconomia e finanze e costituisce il provvedimento di recepimento della direttiva 2022/2464/Ue (cd. Corporate sustainability reporting directive – Csrd). La direttiva, si ricorda, è intervenuta riformando il quadro normativo dei report delle imprese relativi agli impatti ambientali, sociali e di governance delle proprie attività (cd. Esg Environmental, social, governance), da un lato dettagliando le informazioni oggetto di rendicontazione e dall’altro ampliando i soggetti obbligati.

In linea con il dettato Ue, la bozza di decreto fissa un calendario di applicazione progressivo dei nuovi obblighi di rendicontazione che vincoleranno per prime, a partire dal 2025 (con riferimento ai dati 2024), le imprese quotate con più di 500 dipendenti, per poi allargare il campo alle piccole e medie imprese quotate a partire dal 2027.
Con l’entrata in vigore del decreto verrà abrogato il Dlgs 254/2016 che attualmente contiene la disciplina nazionale sulle informazioni non finanziarie delle imprese.

02/2024

Imballaggi: l’incomprensibile penna ideologica europea e lo smarrimento nazionale

Lo schema di Regolamento europeo (PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation) che diventerà norma vincolante entro il 2024, vuole anche abolire le plastiche monouso a vantaggio degli imballaggi sostenibili.
La consultazione pubblica avviata si concluderà il 20 aprile 2024.
Lo schema approvato a fine 2023 lascia presagire pesanti effetti sulla realtà economica italiana legata alla produzione degli imballaggi e, una volta diventati rifiuti, alla loro successiva gestione. Infatti, gli obiettivi sono rappresentati da:
riduzione della produzione pro capite di rifiuti da imballaggio, rispetto al 2018: 5% entro il 2030; 10% entro il 2035; 15% entro il 2040;
• far diventare gli imballaggi riciclabili in modo economicamente vantaggioso entro il 2030;
introduzione dal 1° gennaio 2030 di tassi vincolanti di contenuto riciclato nei nuovi imballaggi in plastica.

Nel 2021, secondo i dati Conai, l’Italia ha avviato a riciclo il 73,3% degli imballaggi immessi sul mercato: 1O milioni e 550mila tonnellate. Dati che destituiscono di fondamento la valenza specifica del riutilizzo; questa avrebbe un senso solo ove si dimostrasse l’effettiva impossibilità di raccolta e riciclabilità degli imballaggi. Il che non è; nonostante questo, si va verso l’esposizione a rischio e la depressione del modello italiano. Un modello che, con largo anticipo, ha superato i target Ue e che, creando lavoro e tutelando l’ambiente, afferma i principi della circolarità della materia e quindi dell’economia.

01/2024

Spesa per l’ambiente, lstat: +10,6 %

Secondo il report lstat del 21 dicembre 2023 la spesa per la protezione dell’ambiente nel 2021 ha superato i 46 miliardi di euro, di cui la maggior parte di quella per depurazione acque e gestione rifiuti è sostenuta da imprese.

Dati diffusi dall’Istituto di statistica, nel 2021 il valore dei beni e servizi prodotti per la tutela ambientale sale a 181 miliardi (+54,1%), la spesa per la protezione dell’ambiente a 46,6 miliardi (+10,6% sul 2020) e il gettito delle imposte ambientali a 55 miliardi (+8,1%).

In particolare la spesa sostenuta in Italia per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento e di ogni altra forma di degrado ambientale è stata pari al 2,6% del Pil, in leggera salita rispetto al 2020 (+2,5%). Le attività di gestione dei rifiuti, per la prevenzione della loro produzione, raccolta, trattamento e smaltimento, assorbono, come nel 2020 oltre la metà della spesa nazionale per la protezione dell’ambiente, pari a 24 miliardi (+1O,1 % sul 2020).

La maggior parte delle spese nei settori della depurazione delle acque (65%) e della gestione dei rifiuti (54%) è sostenuta dalle imprese attraverso investimenti o consumi per lo svolgimento delle loro attività, mentre le famiglie, acquistando tali servizi, coprono il 25% (depurazione) e il 29% (gestione rifiuti) della spesa totale.

Infine le ecoindustrie (le attività economiche che hanno come fine la tutela dell’ambiente) tornano a crescere nel 2021, l’incremento più rilevante è stato registrato per le attività volte al miglioramento dell’efficienza energetica (+178,9% rispetto al 2020).