News 2026

09/2026

Classificazione e tracciabilità dei rifiuti: cosa cambia

La gestione dei rifiuti pericolosi rappresenta per le aziende un’attività che richiede attenzione e competenze specifiche. Oli esausti, solventi, sostanze chimiche, batterie, accumulatori e materiali contaminati possono presentare caratteristiche di pericolosità differenti e, proprio per questo, devono essere correttamente identificati e gestiti lungo ogni fase della filiera.
Il primo passo è la corretta classificazione del rifiuto. Individuare la tipologia, le caratteristiche di pericolosità e il relativo codice EER consente di definire le modalità di deposito, trasporto e trattamento più appropriate. Una classificazione accurata non è quindi soltanto un adempimento, ma il punto di partenza per garantire sicurezza, conformità e corretta gestione.
Un tema particolarmente attuale riguarda batterie e accumulatori, la cui crescente diffusione rende sempre più importante una corretta identificazione. L’evoluzione normativa ha introdotto nuove voci nell’Elenco Europeo dei Rifiuti dedicate a specifiche tipologie di batterie, richiedendo alle aziende una maggiore attenzione nella fase di classificazione e gestione.
La classificazione si collega direttamente anche alla tracciabilità. Le informazioni relative al rifiuto devono accompagnarne il percorso dalla produzione fino alla destinazione finale. In questo scenario si inserisce il RENTRI – Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, che sta portando una progressiva digitalizzazione degli adempimenti e rende ancora più importante la correttezza dei dati riportati nei registri e nei formulari. Per questo motivo, classificazione, gestione del rifiuto e tracciabilità non possono essere considerate attività separate: un errore nella prima fase può ripercuotersi sull’intera filiera.
Affidare la gestione dei rifiuti pericolosi a operatori qualificati garantisce conformità normativa, corretta tracciabilità e gestione sicura dell’intero ciclo dei rifiuti, riducendo i rischi e contribuendo così alla massima sostenibilità.
In un contesto normativo in continua evoluzione, conoscere i propri rifiuti e mantenere aggiornate le procedure di gestione diventa quindi parte integrante della responsabilità aziendale. Dalla classificazione alla tracciabilità, ogni passaggio conta. Una gestione corretta dei rifiuti pericolosi è una gestione consapevole, sicura e conforme.

08/2026

Verso il FIR digitale, la nuova tracciabilità dei rifiuti

Il 16 settembre 2026 rappresenta una data importante per tutte le aziende soggette agli obblighi di tracciabilità dei rifiuti. Con la conclusione del periodo transitorio previsto dalla Legge n. 26/2026, entreranno infatti pienamente in vigore le disposizioni del D.M. n. 59/2023 relative all’utilizzo del Formulario di Identificazione dei Rifiuti in formato digitale (FIR digitale – xFIR). Da questa data, la gestione del formulario seguirà nuove modalità operative che varieranno in funzione della tipologia del produttore e del tipo di rifiuto trasportato.
Per comprendere più facilmente quali sono gli obblighi previsti, riportiamo di seguito uno schema riepilogativo.

Soggetto Rifiuti pericolosi Rifiuti non pericolosi
Produttori iscritti al RENTRI con più di 10 dipendenti FIR digitale obbligatorio FIR digitale obbligatorio
Produttori iscritti al RENTRI con meno di 10 dipendenti FIR digitale obbligatorio FIR cartaceo oppure FIR digitale (facoltativo)
Casi particolari (Produttori iscritti al RENTRI di settori specifici agricolo, edile, commerciale, servizi e sanitario) FIR digitale obbligatorio FIR cartaceo oppure FIR digitale (facoltativo)
Trasportatori Devono essere in grado di gestire sia il FIR digitale sia il FIR cartaceo, in base agli obblighi del produttore.

Per i produttori iscritti al RENTRI con più di 10 dipendenti, il FIR digitale diventerà obbligatorio sia per il trasporto dei rifiuti pericolosi sia per quello dei rifiuti non pericolosi. Ciò comporterà l’abbandono definitivo del formulario cartaceo, che non potrà più essere utilizzato. Per i produttori iscritti al RENTRI con meno di 10 dipendenti, l’obbligo riguarderà esclusivamente il trasporto dei rifiuti pericolosi. Per i rifiuti non pericolosi resterà invece possibile continuare a utilizzare il formulario cartaceo oppure scegliere volontariamente di adottare il FIR digitale. La normativa prevede inoltre disposizioni specifiche per i produttori iscritti al RENTRI operanti nei settori agricolo, edile, commerciale, dei servizi e sanitario. Per queste realtà è importante verificare gli adempimenti applicabili per gestire correttamente il passaggio al nuovo sistema. Anche i trasportatori dovranno essere pronti a gestire entrambe le modalità operative, utilizzando il FIR digitale oppure il formulario cartaceo in funzione degli obblighi che ricadono sul produttore.
Prepararsi con anticipo significa adeguare le procedure aziendali, verificare gli strumenti utilizzati per la gestione dei formulari e assicurare la piena conformità alla normativa.

07/2026

Rifiuti organici, Campania indipendente entro il 2029

Da Regione fanalino di coda nel recupero della frazione organica dei rifiuti urbani a laboratorio di un nuovo modello di economia circolare fondato sulla rigenerazione del suolo attraverso fertilizzanti naturali e rinnovabili. È questa la traiettoria intrapresa dalla Campania, impegnata in un percorso che punta a raggiungere entro il 2029 la piena autosufficienza nella gestione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu).
Nonostante i progressi compiuti, la strada da percorrere è ancora significativa. Nel 2024 oltre l’80% delle circa 650 mila tonnellate di Forsu raccolte in modo differenziato è stato infatti trasferito fuori regione a causa dell’insufficiente capacità impiantistica disponibile sul territorio. Per colmare questo divario, la Regione sta portando avanti il piano di realizzazione dei nuovi impianti di trattamento, con l’obiettivo di completare il sistema entro il 2029. “Abbiamo superato più della metà del percorso e soprattutto la fase più difficile”, ha spiegato Antonio De Falco della Regione Campania. “Abbiamo completato tutte le procedure autorizzative. Nonostante il tempo perso tra burocrazia, ricorsi e contro ricorsi il programma si completerà nel 2029, consentendo alla Campania di diventare completamente autonoma nel trattamento della Forsu”.
Tra gli impianti di prossima attivazione quelli di Marigliano e Pomigliano d’Arco, mentre già del 2024 è entrato in funzione l’impianto di Tufino, in provincia di Napoli, il primo realizzato nell’ambito del piano regionale. Grazie agli accordi siglati tra SAPNA e gli operatori agricoli del territorio, il compost prodotto viene già commercializzato a circa 5 euro a tonnellata. L’impiego del compost in sostituzione dei fertilizzanti di sintesi rappresenta non solo una scelta sostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche un’opportunità economica per il settore agricolo, soprattutto in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi delle materie prime. “Stiamo lavorando affinché il prodotto ottenga la certificazione del CIC, il Consorzio Italiano Compostatori. Siamo ormai vicini al traguardo”, ha dichiarato Giuseppe Terracciano, direttore tecnico di SAPNA. “Le tensioni internazionali e i conflitti, a partire da quello in Ucraina, hanno determinato un forte incremento dei prezzi dei fertilizzanti. Per questo molti operatori stanno tornando a guardare ai prodotti naturali. Il nostro compost è naturale al 100%”. La valorizzazione del compost rappresenta uno degli assi strategici della collaborazione tra Regione Campania e Consorzio Italiano Compostatori. Un percorso che si basa su due obiettivi principali: migliorare la qualità della raccolta differenziata della frazione organica e promuovere la diffusione del compost come risorsa per l’agricoltura e il verde pubblico. “La Campania ha bisogno di costruire sinergie”, ha sottolineato Massimo Centemero, direttore del CIC.

06/2026

Risanamento della Terra dei fuochi, Governo e istituzioni locali fanno il punto

Conclusa la riunione tra istituzioni, su iniziativa del Governo, tra Afragola e Caivano, località simbolo della cosiddetta “Terra dei fuochi”. Obiettivo: fare fronte comune per la rimozione dei rifiuti che restano ancora abbandonati sul territorio, per il risanamento complessivo dei siti e la prevenzione di ulteriori illeciti ambientali.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che è intervenuto al punto stampa insieme a una serie di autorità tra cui la viceministra all’Ambiente Vannia Gava e il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi, ha dichiarato che si tratta di «una battaglia che punta entro il mese di luglio a rimuovere tutti i rifiuti presenti sulle strade comunali e provinciali di questo territorio, rifiuti che spesso vengono dati alle fiamme con tutte le conseguenze terribili che questo territorio ha conosciuto per decenni e forse è la prima volta, anzi direi senza forse, che viene un impegno così massiccio da parte di tutte le istituzioni perché tutto ciò venga debellato».
Non solo rimozione, ma anche prevenzione: è infatti in funzione una “control room”, con il concorso di tutte le forze di polizia, che sarà ulteriormente potenziata per consentire una verifica permanente nei territori dei comuni della zona. Nella Terra dei Fuochi, nel primo trimestre del 2026, sono stati effettuati 4.655 servizi di pattugliamento e 201 siti produttivi sono finiti sotto sequestro. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha precisato che sono state irrogate sanzioni per quasi 3 milioni di euro, denunciate 391 persone, controllati oltre 21mila veicoli.
E’ stata avviata un’operazione per il risanamento di una discarica abusiva in località Cantariello, situata tra le campagne di Casoria e Afragola in provincia di Napoli, grazie all’accordo di collaborazione sottoscritto un mese fa tra sei soggetti istituzionali, tra cui l’Arpa Campania. Quest’ultima, in particolare, intensificherà le attività di campionamento, analisi e caratterizzazione dei rifiuti grazie al potenziamento delle proprie capacità operative finanziato dal Commissario straordinario per gli interventi infrastrutturali e di riqualificazione sociale dei territori ad alta vulnerabilità, Fabio Ciciliano.
L’intesa dunque prevede anche il potenziamento delle capacità operative di Arpa Campania. Il commissariato straordinario per gli interventi infrastrutturali e di riqualificazione sociale dei territori ad alta vulnerabilità metterà a disposizione risorse economiche per l’implementazione di otto nuove figure professionali specialistiche per un periodo di 24 mesi (e comunque non oltre il 31 dicembre 2027, data di scadenza della struttura commissariale), destinate ad intensificare le attività di campionamento, analisi e caratterizzazione dei rifiuti.

05/2026

Recepita la direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente

In CDM via libera al testo definitivo del decreto legislativo

Il Consiglio dei Ministri, in data 21 aprile 2026, ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo di recepimento della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE.
Alla luce dei pareri espressi dalle Commissioni parlamentari competenti sono state apportate alcune modifiche allo schema di decreto che riguardano, tra l’altro, il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, nell’ambito del quale il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione potrà avvalersi della collaborazione specialistica dell’Arma dei Carabinieri.
Inoltre, la responsabilità per morte o lesioni viene estesa anche ai casi derivanti dal commercio di prodotti inquinanti, non solo all’inquinamento diretto.
In merito alle sanzioni relative alla condotta di gestione non autorizzata di rifiuti, infine, viene introdotta una distinzione punitiva basata sulla pericolosità dei rifiuti stessi, con sanzioni che vanno da una ammenda di 2.000 euro alla reclusione fino a tre anni.

04/2026

MUD – Modello Unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2026

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale) n.53 del 5 marzo 2026 il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 gennaio 2026 recante l’approvazione del Modello Unico di Dichiarazione ambientale per l’anno 2026, che sarà utilizzato per le dichiarazioni riferite all’anno 2025.

In base all’articolo 6 della Legge 25 gennaio 1994 n.70, il termine per la presentazione del Modello Unico di dichiarazione ambientale (MUD) è fissato in centoventi giorni a decorrere dalla data di pubblicazione e, pertanto, la presentazione del MUD dovrà avvenire entro il giorno 3 luglio 2026.

La pubblicazione degli allegati al Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante l’approvazione del Modello Unico di Dichiarazione ambientale per l’anno 2026 è demandata al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica che, a tal fine, sono stati pubblicati i seguenti documenti:
• DPCM 30 gennaio 2026 – pdf – Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante l’approvazione del MUD per l’anno 2026
• Allegato 1 – pdf – Istruzioni per la compilazione del Modello unico di dichiarazione ambientale (MUD)
• Allegato 2 – pdf – Comunicazione rifiuti semplificata
• Allegato 3 – pdf – Modelli raccolta dati
• Allegato 4 – pdf – Istruzioni per la presentazione telematica
• Sintesi modifiche MUD 2026 – pdf

Unioncamere provvederà a pubblicare i prodotti informatici e i portali per la compilazione e presentazione del MUD 2026.

Consulta il sito www.ecocamere.it

03/2026

Inasprite sanzioni per tutelare l’Ambiente, nuovo “Decreto Terra dei Fuochi”

Il Decreto-Legge 8 agosto 2025, n.116 (convertito con modificazione dalla Legge 3 ottobre 2025, n.147), noto come nuovo “Decreto Terra dei Fuochi”, introduce un drastico inasprimento delle sanzioni e nuovi strumenti di controllo per contrastare l’abbandono e il rogo dei rifiuti. L’impatto principale per imprese ed enti riguarda la trasformazione di molti illeciti da amministrativi a penali, con presenti ricadute sulla responsabilità aziendale.

Implicazioni per le imprese
Per le aziende, il decreto impone una revisione urgente delle procedure di gestione dei rifiuti per evitare rischi legali estremi:
Reati Penali per l’Abbandono: L’Abbandono di rifiuti non pericolosi da parte di titolari di imprese o responsabili di enti è ora punito con la reclusione da nove a cinque anni e sei mesi. In precedenza, molte di queste condotte erano punite solo con ammende.
Responsabilità 231: Le imprese devono aggiornare i propri Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) per includere controlli specifici sulla tracciabilità dei rifiuti ed evitare sanzioni che possono arrivare alla sospensione dell’attività.
Sanzioni Accessorie: In caso di utilizzo di veicoli per l’abbandono di rifiuti, è prevista la sospensione della patente da 4 a 6 mesi per il conducente.
Gestione illecita: Chiunque effettui attività di trasporto, recupero o smaltimento senza autorizzazione rischia l’arresto fino a 1 anno (rifiuti non pericolosi) o la reclusione fino a 5 anni (rifiuti pericolosi).

Implicazioni per Enti (Comuni e Pubblica Amministrazione)
Gli enti locali vedono potenziati i loro poteri di accertamento, ma aumentano anche le loro responsabilità di vigilanza sul territorio:
Videosorveglianza: Viene ufficialmente autorizzato l’uso di sistemi di videosorveglianza per l’accertamento degli illeciti ambientali.
Procedure di Bonifica: il decreto introduce agevolazioni, come l’aliquota IVA ridotta al 10% per le attività prodromiche alla bonifica dei siti inquinati.
Monitoraggio dei Roghi: Gli enti devono cooperare in modo più stretto con il Dipartimento per il Sud e le autorità di pubblica sicurezza per il monitoraggio costante delle aree a rischio roghi.

02/2026

Reati ambientali, stretta sulle pene: fino a 12 anni per l’inquinamento.

Decreto eco-crimini
Il decreto “anti eco-crimini” varato dal Consiglio dei ministri, di attuazione della direttiva U.E. 2024/1203, alza la tutela penale dell’ambiente e prova a colpire anche la filiera: inquinamento ambientale più severo, nuovo reato per chi mette in circolazione prodotti che inquinano, ritocchi quando all’eco-delitto derivano lesioni o morte, aggravanti contro profitto e falsi documentali.
Nel pacchetto entrano anche due nuovi capitoli penali su ozono e gas a effetto serra. L’articolo 452-bis viene ritoccato: accanto all’ecosistema compare l’habitat. Le aggravanti si allargano. La pena da due a sei anni è aumentata quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico; in danno di specie animali o vegetali protette; in danno di un ecosistema quando ha effetti durevoli.
Ulteriore aumento se deriva pericolo per la vita o l’incolumità delle persone. Punito anche chi abusivamente immette sul mercato o mette in circolazione un prodotto il cui impiego cagioni una compressione o un deterioramento significativo di aria/acque/suolo-sottosuolo, oppure di ecosistema, habitat, biodiversità (anche agraria) flora o fauna. La pena aumenta se dal fatto deriva pericolo per la vita.
Con il nuovo articolo 452-sexiesdecies scatta l’aumento di pena se dal reato deriva un profitto di rilevante entità oppure se il fatto è commesso usando o prestando dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere.

01/2026

Deposito cauzionale? Si, Grazie!

È stata presentata una proposta di legge per introdurlo per gli imballaggi delle bevande monouso in plastica e metallo. Il sistema, che è già in vigore con grandi risultati in molti Paesi del mondo, dovrebbe incentivare i consumatori a rendere il contenitore vuoto senza disperderlo nell’ambiente.
Il PD ha presentato una proposta di legge per introdurre il deposito cauzionale per gli imballaggi delle bevande monouso in plastica e metallo.
Come funzione in concreto? Con il Deposit Return System (DRS) i consumatori che acquistano una bevanda pagano una somma aggiuntiva (ovvero il deposito cauzionale) che sarà rimborsata restituendo il contenitore nei punti di raccolta. Un sistema che dovrebbe incentivare i consumatori a rendere il contenitore vuoto senza disperderlo nell’ambiente.
Perché è giusto introdurre il deposito cauzionale?
Prima di tutto è giusto per l’ambiente: dove esiste il DRS i contenitori di bevande abbandonati sono diminuiti drasticamente con tassi di raccolta che superano il 90%. Inoltre è dimostrato che si riducono i costi di gestione del fine vita degli imballaggi, promuovendo l’economia circolare. Infine il deposito cauzionale rafforza i principi della responsabilità estesa del produttore (EPR-Extended Producer Responsibility), ovvero una politica secondo la quale i produttori sono responsabili dell’intero ciclo di vita dei loro prodotti.
L’Italia è un’eccellenza europea sull’economia circolare, Per questo il sistema di deposito cauzionale rappresenta un tassello aggiuntivo, capace di creare occupazione e innovazione».